RECENSIONE: HAMMER – TARIBO

Nell’estate del 2019, Hammer da alla luce una nuova creazione, che da quel momento in poi andrà a rimpinguare in pianta stabile l’assortimento del birrificio che ha sede a Villa d’Adda, provincia di Bergamo. Simpatica è la scelta del nome per questa birra, che non è limitata solo ed esclusivamente alla citazione di un personaggio in particolare, ma trova anche la possibilità di poter suggerire delle indicazioni per quanto riguarda lo stile trattato.
Vi presento Taribo: la dedica è infatti rivolta al giocatore nigeriano con trascorsi nel campionato italiano, quando vestì le maglie delle due squadre milanesi. Gli amanti calciofili sicuramente lo ricorderanno per la bizzarra capigliatura che lo contraddistingueva. Il calciatore in questione (non più in attività) si chiama Taribo West, il cui cognome in questo caso allude al filone delle West Coast IPA, interpretazione molto in voga alla fine degli anni ’90/inizio 2000 e precursore di quel mondo luppolato che al giorno d’oggi si è evoluto in tanti sotto generi. Altro dettaglio visivo che permette una facile associazione all’ex-difensore africano è sicuramente legato agli scarpini tacchettati rappresentati sull’etichetta frontale.

Questa birra è caratterizzata da una composizione di luppoli che fa riferimento alle varietà Citra, Simcoe e Amarillo, un tris in grado di fornire i tratti peculiari che vanno a determinare il profilo sia in aroma che in amaro. L’aggiunta di destrosio in ricetta permette al lievito di godere del nutrimento aggiuntivo necessario (oltre quello ricavato dall’ammostamento tramite i cereali) per arrivare alla gradazione alcolica desiderata, in questo caso identificabile nei 7.5% ABV.

Recensione Review Hammer Taribo

ANALISI COMPLESSIVA DELLA BIRRA.

La Taribo presenta una schiuma esuberante di colore bianco, definita da una grana inizialmente non particolarmente fine che trova il giusto assestamento dopo qualche secondo. La bollicina, infatti, è influenzata dall’evoluzione intrapresa dalla coltre che manifesta tratti soffice all’apice, mentre risulta essere più frivola nella struttura sottostante.
Il corpo della birra è cromaticamente classificabile su una colorazione identificabile nel dorato carico, che sconfina in tratti lievemente ambrati/ramati. La velatura diffusa in modo omogeneo non preclude la possibilità di rifrazione da parte della luce al proprio interno, così come non risulta limitata la visibilità oltre il bicchiere, grazie a trasparenze sottili ma distinguibili.

L’intensità dei sentori è alta, rappresentata da toni fruttati di stampo maturo (mango, ananas e pesca su tutti) che trovano alleati funzionali nell’estensione di un profilo aromatico molto vario. Compaiono ulteriori indicazioni, questa volta a ricordare l’agrume (arancia e mandarino) ottenute principalmente dall’Amarillo, mentre il bouquet floreale manifesta una strabiliante vigorosità associabile al mugo. Successivamente, fa la propria entrata in scena la trama biscottata che agisce in modo basilare per sorreggere con parsimonia l’intera impalcatura sensoriale in grado di evolvere col passare dei minuti. Il proseguo lascia spazio ad una resinosità moderata, in balìa delle sfumature maltate e floreali che si impossessano delle redini necessarie ad alimentare l’arco olfattivo.

La frizzantezza è media, dall’accezione fine che assicura la giusta briosità in relazione alla proposta messa in atto. Il corpo è costituito da una fisionomia scorrevole che non disdegna suggerimenti utili ad avvertire l’interlocutore sul contenuto alcolico presente, vicino all’effettività.
Nel gusto, gli accenni maltati dotati di amabilità risultano quasi irrisori a fronte di un dispiegamento luppolato rappresentato da maggor citricità (arancia e pompelmo) rispetto ad una natura di matrice esotica, leggermente accantonata nel sorso. Traspare inoltre una resinosità importante che non si tramuta in possibili derive vegetali sgradevoli, in grado di introdurre un taglio amaricante netto e perentorio che viene amplificato dalla scia alcolica. Le essenze erbacee vengono ammorbidite da un colpo di coda biscottato, grazie al contributo dei cereali che si rivela determinante nello stemperare alcune pungenze vivaci.
Il retrogusto offre un’ottima secchezza che va a rispecchiare perfettamente lo spirito tipico delle West Coast IPA. Residui balsamici e floreali intrattengono il boccato piacevolmente anche nelle fasi successive alla deglutizione.

Recensione Review Hammer Taribo

Con la Taribo, Hammer sente il bisogno di arricchire il proprio catalogo con un tassello fino a quel momento mancante nel proprio reparto luppolato. Questa interpretazione, che fa riferimento al filone delle West Coast IPA, è un tributo voluto fortemente per dare i giusti onori a quelle India Pale Ale americane old school. La realizzazione presa in esame in questa analisi riesce sicuramente nell’intento di stuzzicare le emozioni di coloro che hanno vissuto in prima persona gli albori di una corrente birraria (se non “LA)” più influente dell’ultimo decennio.
Il carattere deciso e senza molti fronzoli che contraddistingue la Taribo certifica la volontà di una birra che vuole arrivare dritta al sodo grazie agli episodi salienti messi in atto, in grado di garantire una bevuta che sappia soddisfare chi è alla ricerca di una dimensione non troppo votata alla modernità.

Recensione Review Hammer Taribo

NOME BIRRA: TARIBO
BIRRIFICIO: Hammer
STILE: West Coast Double IPA
ABV: 7.5%
FORMATO: BOTTIGLIA, 33 cl.

CODICE LOTTO: L328H
INBOTTIGLIATA: 25/01/2023
SCADENZA: 25/01/2024
BEVUTA IL: 27/05/2023

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