RECENSIONE: BREWDOG – INDIE

Al giorno d’oggi non esiste consumatore di birra che non conosca il nome Brewdog. La propria ascesa ha portato il birrificio di Ellon, ad essere accostato a marchi ampiamente conosciuti che detengono buona parte del settore industriale, seppur in questo caso non ci siano multinazionali di mezzo.
Ma è pur vero che le varie strategie di marketing adottate nel corso degli anni ricalchino quelle dell’industria, e Brewdog ha voluto appositamente porsi come “ponte” per portare i consumatori industriali verso quel “artigianale”. Lo ha fatto, ma nel modo inverso, ovvero adattando i proprio prodotti per quel tipo di palato, discostandosi dai gusti originali con il quale si era fatto conoscere.
A inizio 2018, Brewdog lancia una nuova etichetta di nome Indie: una Pale Ale da 4.2% ABV che prevede luppoli Columbus, Cascade, Simcoe. Ai più sembra un tentativo di ribadire un concetto che ormai poggia su basi ruffiane, che grazie alla risonanza mediatica ormai acquisita possa comunque far parlare di sé ad ogni occasione.

Recensione Review Brewdog Indie

ANALISI COMPLESSIVA DELLA BIRRA.

La Indie non brilla nella creazione della propria schiuma, dal colore bianco e dalla grana grossolana, che risulta poco efficace e inevitabilmente scarica, abbandonando la scena anzitempo. Il corpo della birra manifesta lunghezze d’onda dorate, dall’aspetto leggerissimamente velato, dettaglio che tende a sporcare lievemente un impatto visivo tendenzialmente limpido.

L’intensità degli aromi è medio/bassa. La trama maltata rilascia biscotto e note amabili mielate, nella quale si possono scorgere leggere sfumature di mela e pizzichi sulfurei. La luppolatura è l’aspetto più dolente dell’intero arco olfattivo, ampiamente sottotono e di difficile rilevazione nei singoli sentori.
La frizzantezza appare scarsa, non particolarmente adeguata a sorreggere tale tipo di bevuta. Il corpo è assolutamente watery e scivoloso più del necessario, caratteristiche queste che non consentono particolari appigli.
Nel gusto, l’offerta messa a disposizione rispecchia le aspettative: scarna a livello generale, dove la nota solforosa sembra essere parte integrante e quasi main starring, a fronte di un’assenza quasi imbarazzante di ulteriori e necessari aromi.
Il retrogusto è il solito con cui Brewdog ha voluto abituare i propri consumatori dal momento della svolta più piaciona: non propriamente secco, con leggera parte dolciastra a concludere.

Recensione Review Brewdog Indie

Niente di così sconvolgente se si pensa a cosa Brewdog è ormai diventato a distanza di più di un decennio dalla propria fondazione. Le scelte commerciali adottate si riflettono perfettamente in questo ennesimo prodotto che ha il solo scopo di raggiungere più fruitori possibili in quel campo industriale a cui si era dichiarato guerra agli albori. La costruzione di tale birra è di facile lettura, essendo tarata su misura per poter porsi come una vera e propria macchina da soldi semplice ed efficace.
Questa Indie sembra essere funzionale solamente per un’ulteriore uscita fine a sé stessa, che permetta al marchio Brewdog di girare con ancor più presenza, martellando in particolar modo sulla GDO. Ovviamente tale creazione non apporta una miglioria qualitativa nel proprio catalogo, cosa che a questo birrificio poco importa ormai.
Toglietevi pure lo sfizio romantico di voler constatare il livello di Brewdog al giorno d’oggi, ricordando i bei tempi passati, ma ricordatevi che, come per tante cose, certe esperienze rimarranno solamente un lontano ricordo.

Recensione Review Brewdog Indie

NOME BIRRA: INDIE
BIRRIFICIO: Brewdog
STILE
: Pale Ale
ABV: 4.2%
FORMATO: BOTTIGLIA, 33 cl.

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